LA STORIA AVVENTUROSA DELLA MARMELLATA

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La mamma ce la propinava spalmata su una fetta di pane a colazione o a merenda e la usava per confezionare torte per ogni occasione; la nonna passava ore ai fornelli a mescolare pentoloni ribollenti da cui il nonno attingeva ad ogni minima occasione pur provocandosi indicibili ustioni al gargarozzo; il papà (per lo meno il mio) ancora oggi se la trova di suo gusto, la mangia a cucchiaiate direttamente dal  vasetto.
Non c’è niente da fare, uno dei prodotti più diffusi e universalmente apprezzati è proprio questa elementare combinazione di frutta e zucchero: la marmellata.

Ma partiamo dall’inizio.
C’era una volta una mela, la chiameremo Cotogna, la conoscevano già gli antichi greci che a quanto pare avevano scoperto che facendola cuocere da brutta, dura e immangiabile che era, si trasformava in una dolce delizia al profumo di miele e si poteva conservare per parecchio tempo. Proprio dal nome di questa mela, che in portoghese si dice marmelo deriva il termine marmellata.

Svariate leggende riguardano questo gustoso prodotto, c’è chi ne attribuisce l’importazione dai paesi del medio oriente (naturalmente ricchi di canna da zucchero) ai crociati inglesi di ritorno dalla terra santa, e chi gli riconosce proprietà curative in quanto fonte “a lunga conservazione” di vitamina C (pare che fosse un elemento prezioso per la salute dei marinai  che destinati a passare lunghissimi periodi sulle navi senza disponibilità di prodotti freschi , erano continuamente minacciati dallo scorbuto).

Va detto che oggi per marmellata si intende esclusivamente una crema cotta di zucchero e agrumi a pezzetti, mentre per tutti gli altri tipi di frutta si parla di confettura, se poi la percentuale di frutta è di almeno il 45% la confettura diventa extra, mentre la composta prevede un contenuto di frutta ancora maggiore e quindi una minore quantità di zucchero, in questo caso per legge la percentuale di frutta deve essere superiore al 65%.

Dolci o agrodolci che siano (non dimentichiamo le composte di verdura) la semplicità di preparazione e l’infinità di ingredienti a disposizione rende questi prodotti adatti a qualsiasi declinazione. A partire dal più elementare pane burro e marmellata, passando a tortebiscotti e brioches, spaziando fino alledegustazioni di formaggi pregiati e composte di frutta e verdura (magari accompagnati anche da un buon bicchiere di vino), non riusciamo ad immaginare una qualsiasi dispensa che si rispetti che non preveda anche qualche esemplare di questi variegati vasetti.

Infine spendiamo una parola anche sul valore socio-economico di queste prelibatezze, marmellata e affini infatti offrono anche una fantastica occasione per evitare lo spreco di vegetali, se avete la pianta di albicocche in giardino che trabocca di frutti  destinati a deperire, o il suocero che coltiva un orto la cui produzione basterebbe a sfamare un intero reggimento di cavalleria prussiana, la soluzione a portata di tutti è nella marmellata!

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